Impianti termici e fonti rinnovabili
Analisi dei generatori di calore, delle fonti rinnovabili, della ventilazione meccanica controllata e dei sistemi di distribuzione, emissione e regolazione: rendimenti, dimensionamento e integrazione.
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1Generatori di calore: caldaie a condensazione, pompe di calore e biomassa
La scelta del generatore di calore rappresenta una delle decisioni progettuali più impattanti sulla prestazione energetica dell'edificio. Le caldaie a condensazione costituiscono lo standard minimo per gli impianti a gas naturale dal 26 settembre 2015, data a partire dalla quale il Regolamento UE 813/2013 ha vietato l'immissione sul mercato di caldaie convenzionali. Le caldaie a condensazione recuperano il calore latente dei fumi di combustione attraverso la condensazione del vapore acqueo, raggiungendo rendimenti di produzione utile al 100% del carico nominale superiori al 90% sul potere calorifico superiore (PCS), equivalenti a circa il 104-109% sul potere calorifico inferiore (PCI).
Le pompe di calore rappresentano la tecnologia a più elevata efficienza per il riscaldamento degli edifici, poiché trasferiscono calore da una sorgente a bassa temperatura (aria esterna, acqua di falda, terreno) all'ambiente interno, con un consumo di energia elettrica pari a una frazione del calore prodotto. Il coefficiente di prestazione COP (Coefficient of Performance) delle pompe di calore aria-acqua varia tipicamente tra 3 e 5, il che significa che per ogni kWh di energia elettrica consumata vengono prodotti da 3 a 5 kWh di energia termica. Le pompe di calore geotermiche, che sfruttano la temperatura stabile del terreno, raggiungono COP ancora più elevati ma richiedono investimenti iniziali superiori per la realizzazione del campo sonde.
I generatori a biomassa (caldaie a pellet, cippato, legna) costituiscono un'opzione particolarmente interessante nelle aree rurali e montane, dove la biomassa è disponibile localmente a costi contenuti. L'energia prodotta da biomassa è considerata rinnovabile ai fini del calcolo della prestazione energetica, il che consente di migliorare significativamente la classe energetica dell'edificio. Tuttavia, gli impianti a biomassa devono rispettare requisiti stringenti sulle emissioni di particolato (PM10 e PM2.5), con limiti progressivamente più severi stabiliti dai decreti regionali sulla qualità dell'aria.
I sistemi ibridi, che integrano una pompa di calore con una caldaia a condensazione, rappresentano una soluzione sempre più diffusa per la riqualificazione degli edifici esistenti. In questi sistemi, la pompa di calore funziona come generatore principale alle temperature esterne più miti (quando il COP è più elevato), mentre la caldaia interviene a supporto quando la temperatura esterna scende al di sotto di un valore soglia e la pompa di calore diventa meno efficiente. Un sistema di gestione intelligente ottimizza il punto di commutazione in funzione del costo dell'energia e delle condizioni climatiche, massimizzando il risparmio economico complessivo.
La normativa UNI TS 11300-2 fornisce la metodologia per il calcolo del rendimento di generazione, che varia in funzione della tipologia di generatore, del fattore di carico e delle temperature di mandata e ritorno del circuito idraulico. Il rendimento di generazione incide in modo determinante sull'indice di prestazione energetica globale dell'edificio e, di conseguenza, sulla classe energetica. Per questo motivo, la scelta del generatore deve essere effettuata considerando non solo il rendimento nominale ma anche il rendimento medio stagionale, che tiene conto del funzionamento reale dell'impianto nelle diverse condizioni climatiche.
2Solare termico, fotovoltaico e obblighi rinnovabili
Il D.Lgs. 199/2021, che recepisce la Direttiva RED II sulle fonti rinnovabili, stabilisce gli obblighi di integrazione delle fonti energetiche rinnovabili negli edifici di nuova costruzione e nelle ristrutturazioni rilevanti. La quota minima di copertura dei fabbisogni termici (riscaldamento, raffrescamento e acqua calda sanitaria) da fonti rinnovabili è pari al 60% per i permessi di costruire presentati a partire dal 13 giugno 2022, con ulteriori incrementi previsti nelle successive scadenze normative.
Il solare termico rappresenta la tecnologia più matura per la produzione di acqua calda sanitaria da fonti rinnovabili. I collettori piani vetrati raggiungono rendimenti ottici del 70-80% e sono adatti alla maggior parte delle applicazioni residenziali, mentre i collettori a tubi sottovuoto, con rendimenti ottici del 60-75% ma perdite termiche significativamente inferiori, risultano preferibili nelle installazioni in climi freddi o per applicazioni a media temperatura come il riscaldamento a pavimento. Il dimensionamento dell'impianto solare termico deve seguire le indicazioni della norma UNI TS 11300-4 e del metodo f-chart.
L'impianto fotovoltaico è divenuto un elemento quasi imprescindibile negli edifici di nuova costruzione, sia per la copertura dell'obbligo di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili sia per il contributo alla riduzione dell'indice di prestazione energetica globale. La potenza minima installata, secondo il D.Lgs. 199/2021, è calcolata in funzione della superficie in pianta dell'edificio al livello del terreno (1 kW per ogni 50 m2 di superficie). I moduli fotovoltaici in silicio monocristallino raggiungono attualmente efficienze del 20-23%, consentendo produzioni annue di 1.100-1.500 kWh/kWp nelle diverse zone climatiche italiane.
L'autoconsumo dell'energia fotovoltaica prodotta rappresenta un aspetto cruciale per la redditività economica dell'impianto e per la massimizzazione del beneficio energetico. I sistemi di accumulo a batteria (tipicamente al litio-ferro-fosfato) consentono di incrementare la quota di autoconsumo dal 30-40% tipico degli impianti senza accumulo fino al 60-80%, rendendo disponibile l'energia solare anche nelle ore serali e notturne. La normativa energetica incentiva l'autoconsumo attraverso meccanismi di scambio sul posto e comunità energetiche rinnovabili.
La rifusione EPBD 2024 introduce obblighi specifici di installazione di impianti solari (solar-ready e solar mandate) sugli edifici nuovi e su quelli sottoposti a ristrutturazioni importanti, con una progressione temporale differenziata per tipologia di edificio (non residenziali dal 2027, residenziali nuovi dal 2030). Questa disposizione rafforza ulteriormente il ruolo del solare come componente strutturale dell'edificio, superando la logica dell'impianto aggiuntivo per integrarsi nella concezione architettonica complessiva.
Nel calcolo della prestazione energetica secondo la UNI TS 11300-4 e la UNI TS 11300-5, l'energia prodotta da fonti rinnovabili viene contabilizzata separatamente per la quota rinnovabile e non rinnovabile, contribuendo alla determinazione degli indici EPgl,ren e EPgl,nren. L'ottimizzazione del mix di fonti rinnovabili (solare termico, fotovoltaico, pompa di calore, biomassa) richiede un'analisi integrata che consideri i profili di consumo dell'edificio, la disponibilità della risorsa solare e le interazioni tra i diversi sottosistemi energetici.
3Ventilazione meccanica controllata e recupero di calore
La ventilazione meccanica controllata (VMC) rappresenta un elemento tecnologico sempre più rilevante negli edifici ad alta efficienza energetica, dove l'elevata tenuta all'aria dell'involucro rende insufficiente la ventilazione naturale per garantire la qualità dell'aria interna e il controllo dell'umidità. La VMC assicura un ricambio d'aria costante e controllato, indipendente dalle condizioni meteo e dal comportamento degli occupanti, contribuendo sia al benessere igienico-sanitario sia all'efficienza energetica quando dotata di recuperatore di calore.
I sistemi VMC a doppio flusso con recupero di calore rappresentano la soluzione più efficiente dal punto di vista energetico. Il recuperatore di calore (a flussi incrociati, controcorrente o entalpico) consente di trasferire fino all'80-95% dell'energia termica contenuta nell'aria di espulsione all'aria di immissione, riducendo drasticamente le perdite per ventilazione. I recuperatori entalpici, oltre al calore sensibile, recuperano anche il calore latente (umidità), risultando particolarmente vantaggiosi nei climi continentali con inverni freddi e secchi.
Il dimensionamento della portata d'aria di un impianto VMC si basa sulla norma UNI 10339, che prescrive portate minime di aria esterna in funzione della destinazione d'uso dei locali (tipicamente 11 litri/secondo per persona per gli ambienti residenziali). La UNI TS 11300-1 tiene conto della presenza della VMC nel calcolo delle dispersioni per ventilazione, riducendo il coefficiente di scambio termico per ventilazione HV in proporzione al rendimento del recuperatore di calore.
I sistemi VMC a flusso singolo con estrazione meccanica e immissione naturale attraverso bocchette a parete rappresentano una soluzione più semplice e meno costosa, adatta a interventi di ristrutturazione dove l'installazione di una rete di distribuzione a doppio flusso risulta problematica. Questi sistemi non consentono il recupero di calore dall'aria espulsa ma garantiscono comunque un ricambio d'aria controllato e possono essere dotati di regolazione igrometrica, che modula la portata in funzione dell'umidità relativa ambiente.
L'integrazione della VMC con il sistema impiantistico dell'edificio può assumere diverse configurazioni: dalla semplice ventilazione con recupero di calore alla più sofisticata climatizzazione ad aria, in cui l'unità di trattamento aria integra batterie di riscaldamento, raffrescamento, umidificazione e deumidificazione. Negli edifici nZEB e negli edifici passivi (Passivhaus), il sistema VMC rappresenta spesso l'unico vettore per il riscaldamento e il raffrescamento dell'ambiente, grazie al fabbisogno termico estremamente ridotto dell'involucro.
4Rendimenti di distribuzione, emissione e regolazione
La prestazione energetica dell'impianto termico nel suo complesso è determinata dal prodotto dei rendimenti dei quattro sottosistemi principali: generazione, distribuzione, emissione e regolazione. Mentre il rendimento di generazione dipende dalla tipologia e dall'efficienza del generatore di calore, i rendimenti degli altri tre sottosistemi sono legati alle caratteristiche della rete di distribuzione, dei terminali di emissione e del sistema di regolazione della temperatura ambiente.
Il rendimento di distribuzione esprime le perdite di calore che si verificano lungo la rete di tubazioni che trasporta il fluido termovettore dal generatore ai terminali di emissione. Le perdite dipendono dalla lunghezza e dal diametro delle tubazioni, dallo spessore e dalla qualità dell'isolamento termico, dalla temperatura del fluido e dalla localizzazione delle tubazioni (all'interno dell'involucro riscaldato o al suo esterno). Il DPR 412/1993 e il DM 26/06/2015 prescrivono spessori minimi di isolamento per le tubazioni in funzione del diametro e della temperatura del fluido.
Il rendimento di emissione quantifica la capacità dei terminali di riscaldamento (radiatori, pannelli radianti a pavimento, soffitto o parete, ventilconvettori, aerotermi) di cedere il calore all'ambiente in modo uniforme e senza stratificazioni o asimmetrie termiche eccessive. I sistemi radianti a bassa temperatura (pavimento, parete, soffitto) offrono i rendimenti di emissione più elevati (0,98-0,99) grazie alla distribuzione uniforme della temperatura e al funzionamento a bassa temperatura dell'acqua (30-40 °C), che favorisce l'utilizzo di pompe di calore ad alto COP.
Il rendimento di regolazione misura la capacità del sistema di controllo di mantenere la temperatura ambiente al valore desiderato senza sprechi energetici. I sistemi più efficienti prevedono una regolazione per singolo ambiente tramite valvole termostatiche o termostati ambiente, associata a una regolazione climatica della temperatura di mandata in funzione della temperatura esterna. La contabilizzazione individuale del calore, obbligatoria nei condomini con impianto centralizzato ai sensi del D.Lgs. 102/2014, costituisce un ulteriore strumento di sensibilizzazione e responsabilizzazione degli utenti.
La metodologia di calcolo dei rendimenti degli impianti è definita dalla serie normativa UNI TS 11300, in particolare dalla parte 2 (determinazione del fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la climatizzazione invernale e la produzione di acqua calda sanitaria). I valori dei rendimenti possono essere calcolati analiticamente in funzione delle caratteristiche specifiche dell'impianto oppure stimati attraverso i prospetti contenuti nella norma stessa, che forniscono valori precalcolati per le configurazioni impiantistiche più comuni.
L'ottimizzazione dei rendimenti impiantistici rappresenta un aspetto spesso trascurato nella riqualificazione energetica degli edifici, dove l'attenzione si concentra prevalentemente sull'involucro e sulla sostituzione del generatore. Interventi come l'isolamento delle tubazioni non coibentate nei locali non riscaldati, l'installazione di valvole termostatiche, il bilanciamento idraulico della rete di distribuzione e l'adozione di pompe di circolazione a velocità variabile possono produrre risparmi energetici significativi con investimenti contenuti e tempi di ritorno molto brevi.
5Teleriscaldamento e accumulo termico
Il teleriscaldamento rappresenta un sistema di fornitura di energia termica particolarmente efficiente nelle aree urbane ad elevata densità edilizia, in cui una centrale di produzione distribuisce calore a una pluralità di utenze attraverso una rete di tubazioni interrate. L'energia termica può essere prodotta tramite cogenerazione ad alto rendimento, centrali a biomassa, termovalorizzazione dei rifiuti, pompe di calore di grande taglia o recupero di calore industriale, con rendimenti complessivi significativamente superiori rispetto alle caldaie individuali.
Per gli edifici allacciati a reti di teleriscaldamento efficienti, la normativa energetica prevede una semplificazione degli obblighi di integrazione delle fonti rinnovabili: il collegamento a una rete di teleriscaldamento efficiente, come definita dal D.Lgs. 102/2014, è infatti considerato equivalente al rispetto degli obblighi di copertura dei fabbisogni da fonti rinnovabili stabiliti dal D.Lgs. 199/2021. Questa disposizione incentiva l'allacciamento alle reti esistenti e la realizzazione di nuove reti in aree ad elevato potenziale di domanda termica.
I sistemi di accumulo termico consentono di disaccoppiare la produzione di calore dal consumo, aumentando la flessibilità operativa dell'impianto e la capacità di sfruttare le fonti rinnovabili a produzione intermittente. Gli accumuli sensibili (serbatoi d'acqua stratificati) rappresentano la soluzione più comune, con capacità tipiche di 50-100 litri per kW di potenza di pompa di calore installata. La stratificazione termica all'interno del serbatoio è fondamentale per massimizzare l'efficienza del sistema, mantenendo separate le zone a temperature diverse.
Gli accumuli a cambiamento di fase (PCM — Phase Change Materials) e gli accumuli termochimici rappresentano tecnologie emergenti che consentono di immagazzinare quantità di energia significativamente superiori rispetto agli accumuli sensibili a parità di volume. I PCM, utilizzando il calore latente associato alla transizione di fase (tipicamente solido-liquido), possono accumulare da 3 a 5 volte più energia per unità di volume rispetto all'acqua, risultando particolarmente interessanti per applicazioni con vincoli di spazio.
La progettazione integrata degli impianti termici deve considerare le sinergie tra i diversi componenti per ottimizzare la prestazione energetica complessiva dell'edificio. Ad esempio, l'abbinamento di una pompa di calore con un impianto fotovoltaico e un sistema di accumulo elettrico consente di massimizzare l'autoconsumo dell'energia solare per il riscaldamento, mentre l'integrazione di solare termico, accumulo termico e caldaia a condensazione consente di ridurre il consumo di gas naturale per la produzione di acqua calda sanitaria. La modellazione energetica dinamica dell'edificio, attraverso software di simulazione oraria, rappresenta lo strumento più accurato per valutare le prestazioni delle diverse configurazioni impiantistiche.
Punti Chiave del Modulo
- Caldaie a condensazione e pompe di calore
- Solare termico e fotovoltaico integrato
- VMC: ventilazione meccanica controllata con recupero di calore
- Rendimenti di produzione, distribuzione, emissione e regolazione
- Accumulo termico e teleriscaldamento